BIOGRAFIA

Giovanni Battista Montini Brescia 1897 - Roma 1978

Proclamato santo nel 2018 da papa Francesco.
La vocazione al sacerdozio non fu folgorante, ma graduale, frequentando sacerdoti e respirando il clima religioso della sua famiglia. Ebbe come padre spirituale l’oratoriano padre Giulio Bevilacqua. Frequentando da esterno il Seminario bresciano, per motivi di salute, con l’aggiunta di un lungo esaurimento nervoso; giunse ad essere ordinato sacerdote nel 1920 e il vescovo decise per lui una destinazione per Roma; prima si laureò in cinque mesi, a Milano in Diritto Canonico, poi nell’autunno del 1920, arrivò a Roma, e si mise subito all’opera iscrivendosi alla ‘Gregoriana’ per la Teologia e contemporaneamente all’Università Statale, alla Facoltà di Lettere. E nel giugno 1921 con pochi effetti personali e tanti libri si trasferì in Vaticano, si laureò in Teologia, conseguì il Diploma dell’Accademia per la diplomazia, ma dovette lasciare la Statale e il suo desiderio di laurearsi in Lettere.

Nel 1923 inizia la carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato di Sua Santità. Nominato arcivescovo partì da Roma il 6 gennaio 1954, per la grande diocesi ambrosiana. Nella diocesi di Milano, Montini trovò una situazione socio-politica in piena evoluzione, si era nel periodo della ricostruzione civile e industriale post-bellica. Eletto papa, Giovanni XXIII, come suo primo scritto inviò una lettera all’arcivescovo di Milano per comunicargli la sua intenzione di nominarlo cardinale e lo mandò in giro per il mondo a rappresentarlo, gli fece conoscere ed approfondire il mondo di altre religioni. E così dopo il breve pontificato di papa Giovanni, alla sua morte, nel 1963, veniva eletto, Giovan Battista Montini, con il nome di Paolo VI, un compito pesantissimo. Toccò a lui continuare il Concilio inaugurato da papa Giovanni XXIII e concluderlo solennemente l’8 dicembre 1965, ma il compito più immane fu quello di promulgare e attuare i decreti rivoluzionari per la Chiesa, che ne scaturirono. Scrisse encicliche basilari per la dottrina della Chiesa, come l’”Ecclesiam suam”, la “Misterium fidei”, la “Populorum progressio”, l’”Humanae vitae”, quest’ultima sul controllo delle nascite e sulla ‘paternità responsabile’, che tante polemiche suscitò.

Dopo secoli fu il primo papa ad uscire dall'Italia; si recò in Palestina nel 1964, suscitando un grande entusiasmo, Incontrò il patriarca ortodosso Atenagora, dopo 14 secoli un papa e un patriarca si incontravano dopo lo scisma; nel 1967 andò ad Istanbul andando così incontro alla Chiesa d’Oriente. Abolì stemmi, baldacchini, la tiara pontificia, i flabelli bizantini delle fastose cerimonie pontificie, la sedia gestatoria, le guardie nobili, i cortei di armigeri, il trono fu sostituito da una poltrona, la Guardia Palatina; con suo decreto stabilì che i cardinali dopo gli 80 anni non potevano entrare in conclave.
Il 1 gennaio 1968 celebra la prima giornata della Pace.


Memoria liturgica: 26 settembre

DISCORSO DI PAPA PAOLO VI°

Sabato, 25 ottobre 1975

Grande è la nostra gioia, la nostra commozione nel ricevere oggi il pellegrinaggio ufficiale della diocesi di Brescia, che fa seguito a numerosi precedenti pellegrinaggi parrocchiali.

Nel salutarvi, l’animo nostro si sente pervaso dalla soave presenza di ricordi, sui quali, se il tempo ce lo permettesse, ameremmo soffermarci con voi in familiare ed amichevole conversazione, tanti sono i vincoli che tuttora ci legano alla nostra cara diocesi di origine, tanto è il bene che personalmente ne abbiamo ricevuto, tanto è il valore che attribuiamo alle nobili tradizioni cristiane che la distinguono. Anche per questa singolare capacità che la vostra venuta qui, dinanzi a noi, ha di evocare cose e persone sempre presenti nel nostro spirito, desideriamo esprimervi la nostra paterna, viva riconoscenza.
Ma la nostra gratitudine è ancora maggiore, quando pensiamo che la vostra presenza è, sì, una chiara attestazione di venerazione verso la umile persona di chi fu già uno di voi e sul quale ora grava la tremenda responsabilità di Supremo Pastore della Chiesa, ma è anche una testimonianza cristiana che proviene dalla nostra Brescia, terra fortemente caratterizzata nei secoli da fede profonda, da carità operosa, da franca e generosa adesione a Cristo e alla Chiesa.

Accogliendovi nel clima spirituale e tonificante di questo Anno Giubilare, che voi con esemplare fervore state vivendo nel centro della cattolicità, la nostra parola non può fare a meno di indirizzare la vostra attenzione sul vero significato del grandioso e straordinario avvenimento ecclesiale che stiamo celebrando. Esso non è, e non deve essere considerato una manifestazione come tante altre, alle quali ci si contenta di essere semplici spettatori, o solo esteriormente e momentaneamente partecipi, ma è invece un solenne richiamo a riflettere sulla nostra fedeltà al Vangelo e sulla rispondenza della nostra vita alle esigenze della fede.
Tornando alle vostre case, portate anche a quelli che non hanno potuto accompagnarvi, che sono la maggior parte, il nostro cordiale saluto; dite Loro che li portiamo nel cuore e che li raccomandiamo a Dio nella quotidiana preghiera, invocando per loro ogni più desiderata grazia di vita prospera, operosa, serena. E tutti abbracciando con affetto, impartiamo la nostra particolare Benedizione Apostolica in nome del Signore.

I GIARDINI DI PAPA PAOLO VI°

Intitolazione dei giardini di via Saletto di Collebeato (Bs) a Papa Paolo VI.

Domenica 19 aprile 2015 il vescovo di Brescia Monsignor Luciano Monari a Collebeato per l’intitolazione dei giardini di via Saletto a Paolo VI.

L’Amministrazione Comunale, nell’anno della beatificazione di Giovanni Battista Montini, ha deciso di accogliere la proposta di un cittadino, considerando i molteplici legami tra il papa bresciano e il nostro paese, a tutt’oggi vivi in molti collebeatesi.

I ricordi più remoti risalgono alla frequentazione dei cugini Uberti (Lodovico, Maria, Giuditta, Antonio, Giuseppe e Francesca figli di Gaspare e Paolina Montini) cui Giovanni Battista restò sempre molto affezionato. A loro, grandi appassionati di montagna, dall’anno 1966, è intitolata la sottosezione locale del Club Alpino Italiano con il nome di GEUC: Gruppo Escursionistico fratelli Uberti Collebeato. Francesca, la più giovane, fu catechista per numerosi anni (dal 1944) e molti ne ricordano generosità e disponibilità.

Il matrimonio di Maria con Antonio Rovetta fu il primo celebrato da Don Battista ed ebbe luogo nel Santuario della Madonna della Calvarola nell’aprile del 1923. Da Arcivescovo, pochi mesi prima della sua elezione a pontefice, fece visita a Collebeato al cugino Giuseppe gravemente ammalato. In figura uno stralcio della lettera che Montini, Arcivescovo di Milano, nel 1960, scrisse a Francesca che gli chiedeva un aiuto per la costruzione dell’oratorio di Collebeato: “Cara Cugina, Ammiro i sentimenti e i propositi che manifesti nella tua lettera circa la fondazione d’un’opera per la gioventù della Parrocchia di Collebeato”. Dicendosi disponibile a collaborare, concludeva “prega per me che di tali problemi sono pieno! Un ricordo e una benedizione, nel Signore. +G.Battista.”

Nel gruppo familiare ritratto in occasione del fidanzamento della cugina Maria, insieme al giovane sacerdote Don Battista (terzo da destra in piedi) si può attraversare più di un secolo di storia di Collebeato: sono infatti presenti lo zio Gaspare Uberti (quinto da sinistra in piedi), che fu sindaco di Collebeato dal 1887 al 1891, e la piccola cugina Laura Montini (seconda da destra seduta, con fiocco in testa) che da diversi anni vive nel nostro paese presso la casa di riposo Comini Seccamani.
Laura, oggi novantacinquenne, ricorda del cugino Don Battista che “era molto cordiale, molto legato alla famiglia; l’affabilità con me c’è sempre stata perché ero la cuginetta più piccola. Lontano da casa fin da giovane, sentiva molto il desiderio del contatto con i parenti ed era affettuoso, anche con piccoli gesti. A Concesio c’era una rosa rampicante piantata dai suoi nonni e quando qualcuno della famiglia si recava a Roma, nella stagione della fioritura, mio fratello Vittorio si curava di fargliene recapitare una, che lui sempre gradiva”.

Un ulteriore vincolo che unisce la storia giovanile di Giovanni Battista Montini al nostro paese è la collaborazione con il collebeatese don Piero Rigosa nella redazione del giornale studentesco “La Fionda” fondato e diretto con altri giovani amici dal 1918. Il giornale dal livello locale divenne testata nazionale degli studenti medi cattolici finchè, nel 1925, fu costretto alla chiusura da parte del regime fascista, a causa delle sue chiare posizioni in difesa della libertà e della giustizia. Già papa, Paolo VI rievocherà quell’esperienza giovanile definendola “una splendida e coraggiosa missione al servizio della verità, del progresso, del bene pubblico.”

Infine l’11.09.1968 e il 12.04.1972 una delegazione dell’Amministrazione Comunale venne ricevuta in Vaticano dal papa che, in entrambe le occasioni, non mancò di ricordare con affetto le esperienze trascorse nel nostro paese.

Antonio Trabeschi

Preghiera al beato Papa Paolo VI
"Insegnaci l'arte di amare"

Beato Papa Paolo VI
INSEGNACI

l'arte di amare Gesù Cristo
e l'arte di amare con verità l'uomo;

INSEGNACI

un amore grande per la Chiesa,
che si trasformi in passione
per l'annuncio del Vangelo;

INSEGNACI

le vie per un dialogo sincero e fruttuoso,
che apre i cuori alla civiltà dell'amore

AMEN